Giulio Cesare

Giulio Cesare

Solo a pochi è dato il peso di sostenere il destino del mondo

Foto Zani Casadio

Solo a pochi è dato il peso di sostenere il destino del mondo

Foto Zani Casadio

Note di regia

«Cosa dev’esserci in quel «Cesare»?  Perché il suo nome dovrebbe risuonare più del tuo?».
Shakespeare.

Cosa rende un uomo immortale? La grandezza del suo destino.

Giulio Cesare é entrato nella leggenda, eppure fu un uomo come tutti gli altri… come noi tutti, ebbe in dote un tempo per lasciare una traccia indelebile del suo passaggio sulla terra.

Le sue gesta divennero storia e la storia, tramandata, lo rese immortale.

Non ci sorprenda allora che, tra i tanti artisti che vollero celebrarlo, tra poeti e pittori, commediografi e scultori, un compositore della grandezza di Handel, altro sopravvissuto all’oblio, volle cimentarsi nell’arduo compito di musicare il Mito dell’uomo che, più di tutti, rese leggendaria Roma.

La prima del «Giulio Cesare» ebbe luogo il 20 febbraio del 1724 al King’s theater Haymarket di Londra sotto la protezione di Re Giorgio I d’Inghilterra, fondatore della «Royal Accademie of Music» diretta da Handel.

Ma cos’ha in comune l’Opera Barocca con il genio politico e militare di Cesare? Direi nulla! Ed il libretto, in italiano, di Nicola Francesco Haym ne é la prova.

II poeta riduce la trama ad un susseguirsi di numeri, equamente divisi tra i cantanti, codificando gli stati d’animo dei personaggi ed imprigionandoli, secondo i codici dell’epoca, nel rigido schema dell’ «aria col da capo» formata da due strofe di versi la prima delle quali ripetuta alla fine con variazioni e abbellimenti atti a mettere in mostra le qualità canore e virtuosistiche dei Divi dell’epoca.

Questo meccanismo nuoce all’azione teatrale a vantaggio degli exploit dei cantanti che, soprattutto nei cosiddetti pezzi di bravura, mandavano in visibilio le folle!

Il pubblico inglese, abituato al grande teatro d’azione e di parola Shakespeariano e che da oltre un secolo poteva ammirare la tragedia classica « vita e morte di Giulio Cesare » ispirata alle « vite parallele » di Plutarco, minuziosa e potente indagine psicologica sulla caduta dei grandi quando presumono troppo, non veniva certo all’Opera per riflettere!

Ma che resta del teatro? E cosa, di concreto, al regista da fare? Ebbene la risposta é tutta nel genio musicale del compositore: George Frederic Handel.

Quando ci si ritrova tra le mani una materia di tale spessore allora si può anche arrivare a dire che le parole non contano, ed affidare con fiducia alla musica il senso profondo della nostra visione registica. Handel é poeta! Toccante e trascinante, commovente e elettrizzante!

Grazie all’intensità delle sue linee vocali e al dinamismo cromatico orchestrale riscatta la staticità dell’azione e arricchisce di senso i caratteri.  Scavando nella materia umana e svelandone la complessità di contrasti ci offre  momenti di tale tensione emotiva da farci dire che raggiunse, con la musica, le vette che Shakespeare toccò con la parola.

La regia, avvalorata dalla melodia, si piega dunque alla dimensione simbolico evocativa! La scena si apre su uno spazio metafisico, le cui tinte ricordano metaforicamente l’oro delle sabbie e dei metalli preziosi d’Egitto e degli enigmatici volti delle maschere dei faraoni. All’orizzonte otto frammenti si stagliano, tra cielo e terra, silenti rovine d’un mondo che fu, formando un cerchio che  ricorda vagamente il mistico sito di « Stonehenge » il cui nome significherebbe « pietre sospese ». Mai nome fu più propizio ad un raduno di anime chiamate alla terra dall’aldilà.

Ai piedi dei sassi giacciono otto corpi inermi, confusi tra i color di sabbia. Al centro un ammasso di abiti, cenci e monili sembrano animarsi e prender vita. Le tre Parche, fautrici del Fatum, divinità romane delle Moire greche, si ergono dal cumulo di stracci e attirano a se i corpi animandoli, come una nascita, d’un desiderio d’esistenza.

Clòto, la filatrice della vita, Làchesi, la fissatrice della sorte e Àtropo, l’irremovibile fatalità della morte. Dimorano nell’Ade, indifferenti alle sorti dell’uomo, ne filano il destino attribuendo un  luogo uno spazio e un tempo che li rivesta di nuova identità.

Quanto la sorte determini il nostro destino e quanto sia a noi il determinarlo… ecco il dilemma che quest’inizio vuol questionare. I nostri otto nascituri comprendono dal primo istante che la danza é per il potere. Le Parche alzano alta, in cielo, la corona d’alloro, chi riuscirà ad accaparrarla sarà padrone del suo destino. Ma solo ad uno é dato il sostenerne il peso.

Cesare primeggia e si incorona imperatore. Le parche riconoscono in lui l’uomo che lascerà un’orma. Eccolo, dunque, presentarsi, per primo, al pubblico con la celebre sua frase « Cesare venne e vide e vinse ». Colui che, postmortem, Roma innalzò a semidio, avo d’Enea, discendente di Venere, colui che venne… e che vide al di la del tempo… e che vinse la morte. Ebbene anche lui, per guadagnarsi l’immortalità, ebbe bisogno dei mortali.

Ed eccoli, allora, gli altri, gli anonimi, gli inabissati della storia, i dimenticati, che non lasceranno traccia, muovere quegli otto frammenti, come tasselli d’una scacchiera, in una danza, spesso incomprensibile ma necessaria alla vicenda, e finir per comporli nel viso d’uno di loro, il visionario, colui che, a torto o ragione, condusse gli eventi modellandoli a sua immagine. Eternamente imperante, gli occhi rivolti al cielo come monito alla morte.

Ecco, oltre al « destino » un nuovo tema farsi largo, quello della « Sopravvivenza ».
« Lui sta a cavalcioni dello stretto mondo come un colosso; e noi, piccoli uomini, passiamo sotto le sue gambe, sbirciando attorno per trovarci tombe senza onore. C’é un momento in cui l’uomo é padrone del suo destino: la colpa, caro Bruto, non é nella nostra stella ma  in noi stessi, che ci lasciamo sottomettere ».

Shakespeare.

Cleopatra senza Cesare non é più Cleopatra… e come lei Cornelia, Tolomeo e Sesto, Achilla Curio e Nireno… altro non sono, per la storia,  che emanazioni di luce riflessa. La trama é semplice. Si narrano le vicende, storicamente accertate, di Cesare giunto in Egitto nel 48 a.c. all’inseguimento del rivale Pompeo, fuggito dopo la battaglia di Farsalo alla ricerca di aiuti. Al suo arrivo Cesare si ritrova coinvolto in un’altra lotta per il potere, quella che contrappone Tolomeo XIII alla sorella Cleopatra VII. Ora, per aggraziarsi  Cesare, ed avere in pegno il trono,  Tolomeo domanda al suo generale Achilla di far assassinare Pompeo ed offrirne la testa al rivale romano. Racconta Plutarco che alla vista del macabro dono Cesare pianse, e  se pur nelle sue memorie l’imperatore riferisca  seccamente dell’accaduto non é difficile crederlo visto che Pompeo fu per anni suo genero, avendone sposato l’amata figlia Giulia. 

Ma un’opera senza amore non é un’opera ed ecco la freccia avvelenata di Eros venire a scombussolare i grandi eventi della storia! L’apparizione di Cleopatra, poco più che ventenne, scaltra e sensuale, é un fulmine a ciel sereno! Cesare ne é soggiogato e si  schiera in sua difesa, e dopo vari complotti,  vicissitudini e battaglie,  ed una fuga a nuoto, abbandonata la nave che affonda, spoglio di corazza e d’armi, giunto sulle sponde il miracolato Cesare si riorganizza e detronizza Tolomeo (che nell’opera é ucciso da Sesto)  incoronando Cleopatra unica e sola reggente d’Egitto!

Le vicende ed i personaggi sono storia vera con qualche libertà storica (tra le più evidenti Cornelia é matrigna e non madre di sesto il quale non uccise Tolomeo che morirà in battaglia annegato nel Nilo e Achilla morrà tradito dalla sorella minore di Cleopatra  Arsinoé IV).

Quel che é certo é che siamo lontani dal Cesare torturato e logorato dal potere che gli inglesi poterono ammirare nel 1599 sotto al tetto di paglia del Globe Theatre di Londra. Il Cesare barocco, simbolo di Marmorea giustizia e temperanza, cantato dal castrato Senesino per magnificare ed onorare Re Giorgio I e la nuova dinastia regnante degli Hannover, non ha nulla di ambivalente e si disumanizza per glorificare, nell’apoteosi di Roma, le virtù dell’illuminato monarca.

L’opera é cosi ripartita in due gruppi di etnie ben distinte, in una simmetria perfetta di timbri e di caratteri contrapposti. Civilizzato il quartetto dei romani, che abbiamo vestiti di scuro in abiti che ricordino il mondo educato e formale  dell’occidente, barbaro il quartetto degli egizi, i cui vestiti  lascivi e sinuosi riportano ai fasti  e alla magia dell’istintivo oriente.

Vizio e virtù, uno di fronte all’altro a specchio. Nell’immaginario dell’Europa del 700, la civilizzazione d’occidente che rese grande Roma, di cui gli inglesi si sentivano diretti discendenti, e che seppe evolversi domando le passioni, si contrappone alla sregolatezza dei costumi d’oriente. Buoni e cattivi e non più colonie e colonizzatori!

I personaggi non hanno evoluzione, eccezion fatta per Cleopatra che, innamoratasi  di Cesare e  legatasi alle sorti d’occidente  ascende al paradiso dei giusti. Non c’é nulla nella musica che caratterizzi le diverse etnie! Ogni personaggio é animato da un sentimento chiave: Cesare la grandezza e la giustizia, Cleopatra la dissimulazione e al seduzione, Cornelia il lutto e la costanza, Sesto la vendetta, Tolomeo la Fellonia e la collera, Achilla la bramosia e la violenza, Curio e Nireno la fedeltà.

Tra le innumerevoli vette musicali dell’opera ce n’é una che mi tocca particolarmente: il recitativo in cui Cesare sparge al vento le Ceneri di Pompeo. Il momento di Poesia più alto dell’opera, per un istante le parole diventano macigni ed offrono una riflessione profonda sulla  fragilità dell’umana condizione.

E allora, come miraggi di quel che sarà, ho voluto anticipare in scena, presentimenti lugubri, i destini tragici di Cesare e Cleopatra. Due tra le morti più iconografiche della storia. Lui pugnalato a tradimento, in senato, sotto la grande statua di Pompeo, e lei morsa da un aspide, perduto Marco Antonio, per sfuggire all’umiliazione di doversi sottomettere ad Ottaviano. Shakespeare fissò questi momenti di storia tramutandoli in alta poesia, ed ecco allora, sopraggiungere nuovi omaggi al mondo shakespeariano: l’apparizione di Cleopatra, travestita da Lidia, per ammaliare Cesare, si trasforma in un rimando alle fate e agli incantesimi del « sogno di una notte di mezza estate » nella mitica scena in cui Titania, la regina delle fate, umiliata per incantesimo da Obéron, s’innamora perdutamente di un asino, a metafora dell’amore che acceca la ragione, e non siamo lontani dalla realtà, visto che Cicerone stesso scrisse che l’amore che legò Cesare alla regina d’Egitto contribuì in parte alla sua caduta. Per i contemporanei una strega capace di sottomettere i più grandi uomini di Roma facendo loro perdere la coscienza della propria statura, tanto che ,dopo Cesare e Marco Antonio, pare che Ottaviano, trovatosi al  fine in sua presenza,  ne schivasse lo sguardo per paura d’esserne incantato!

Altro rimando é legato a Sesto ed alla sua incapacità a trovar vendetta. Questo figlio terrorizzato dall’ombra d’un padre che l’esorta all’azione, ricorda l’enigmatico principe di Danimarca Amleto, che nei pensieri può quel che non riesce negli atti.

Al personaggio di Cornelia si deve un posto speciale. Tale una Mater Dolorosa porta in se il carico di tutti i torti e le violenze subiti dalle donne nel corso dei secoli. Si erge nobile in difesa del fuoco della passione che, suo malgrado, ha suscitato in Achilla e Tolomeo e che finirà per contrapporli precipitandoli.

Tolomeo  aveva all’epoca dei fatti quindici anni, l’indiscussa immaturità storica si traduce in scena in un carattere instabile e collerico, frustrato e capriccioso, tanto da immaginare dei dottori al posto dei tutori. Il suo rapporto malato con il genere opposto  si traduce in un harem in cui bambole e donne si confondono a metafora dell’oggettivazione del corpo femminile! Intrattiene con Cleopatra un rapporto quasi incestuoso, d’odio e d’amore, fratello e sorella, quasi un’unica entità, maschile e femminile, sposi, a cui il padre lascio in testamento un regno da governare insieme, re e regina si contendono in scena un lungo mantello dorato, simbolo della supremazia sull’Egitto, che tra dispute e tumulti finiranno per strappare e dividere in due, come le  fazioni che li contraddistinsero. Nella scena del Nilo un mare di seta azzurra riempie lo spazio di placide onde le cui armonie preannunciano soavi cromatismi Mozartiani.

In chiusura dell’opera, al termine del duetto d’amore tra  Cesare e Cleopatra, tutti si ritrovano sulla scena… vivi e morti… attorno agli anonimi frammenti tramutatisi nel viso del vincitore, lenti,  apatici, lasciano cadere al suolo il superfluo della materia che li contraddistinse e, svestito il peso del viaggio, ritornano al limbo delle anime, pronti per rianimarsi a nuovo fato.

L’ultimo a spegnersi é Cesare. Allora le Parche, raccolta la corona d’alloro dalla sua fronte, la ergono al cielo in attesa d’un nuovo eletto. Nel finale l’Armonia trionfa, le luci si accendono e carichi di migliori auspici, gli spettatori di uno dei capolavori operistici di tutti i tempi, sono esortati a riempire il loro cuore 

« Di gioia e di piacer ».

Il nostro tempo é ora… e il destino tesse trame inattese.

Testo di Chiara Muti

"Un semidio tra le emozioni"

Stefano Marchetti
Il Resto Del Carlino 17 gennaio 2025

"Caesar zwischen eros und Ethik" "Chiara Muti inszeniert den showdown zweier ungleicher Herrscherfiguren nun sinnlich und sinnig zwischen antike, barock und einer geistvollen spur Shakespeare"

Peter Krause
concerti 18 gennaio 2025

"Chiara Muti una delle artiste più consapevoli e preparate della scena italiana.." "Le sue "note di regia" sono un punto di riferimento, un viaggio di scoperta, la documentazione di un lavoro profondo sulle radici storiche, drammaturgie e simboliche del racconto..." "Introduce densi riferimenti shakspiriani, alza l'asticella filosofica del racconto con la presenza incombente delle parche, moltiplica gli spazi... popola la scena di corpi ed elementi che allargano continuamente il racconto...risolvendo, con un'enormità di invenzioni, la consuetudine dei Dacapo..."

Massimo Bernardini
Huffpost 20 gennaio 2025

"Giulio Cesare divertente e Poetico seduttore..."

Fabio Cappelli
Rai News.it - 17 gennaio 2025

"Musica libretto e messa in scena qui formano un tutt'uno." "Una produzione suggestiva, poetica, erotica... senza tempo..."

Liese Kirsten
Deutschlandfunk 19 gennaio 2025

"Spettacolo sontuoso ed elegante"

Nicola Pirrone
Ansa 20 gennaio 2025

"Chiara Muti Revitaliza el Giulio Cesare de Handel" "Chiara Muti supo renovar y actualizar este repertorio... respetando siempre las características dramatúrgicas y musicales del género... la dirección de escena equilibró con sensibilidad las pasiones humanas (duelo, amor, venganza y seducción) con las exigencias políticas que estructuran el libreto de Haym..." "la propuesta escénica quercia, dinámica y variada, incluso en los momentos de éxtasis dramática..." "una representación cohérente y significativa..." "Brillante puesta en escena de Chiara Muti"

Giacomo Stiffon
El Hype Gian i 17 gennaio 2025

"Chiara Muti interprete capace di plasmare la sua lettura attraverso una palese sensibilità teatrale..." "una narrazione scenica ricca, dinamica e costantemente variata..." "una messa in scena dall'articolazione davvero efficace" "applausi convinti e calorosi"

Alessandro Rigolli
Il giornale della Musica 17 gennaio 2025

"La regista dona all'opera il giusto equilibrio tra il serio e il faceto , rendendo una riflessione non solo sulla storia, ma anche sulle sue rappresentazioni"

Gregorio Moppi
La Repubblica 25 gennaio 2025

"Gran fantasia e movimento per il Giulio Cesare di Handel nelle mani di Chiara Muti" "uno spettacolo fantasioso e immaginifico"

Umberto Mion
Teatro.IT 24 gennaio 2025

"Piena adesione del gesto alla musica" "una scena ben definita, pervasa di quella luce dorata che sembra emanare dai massi che ne delimitano gli spazi- frammenti del sembiante dell'eroe- e nei quali la vicenda stessa si specchia secondo prospettive che mutano di volta in volta, da un personaggio all'altro" "applausi lunghi e meritati"

Susanna Venturi
Corriere di Romagna 22 gennaio 2025

"Un trionfo di eleganza musicale e teatralità" "Un allestimento di grande intensità emotiva" "Un esempio di come l'opera barocca possa essere viva, attuale e profondamente emozionante"

Giulia Clai
Sipario 28 gennaio 2025